Ramón Medina Silva in equilibrio sulle cascate
(cliccare sulla foto per ingrandire l’immagine)

La congiura dei Brujos: Don Juan e Don Genaro sono realmente esistiti?
di Sandy McIntosh e Randy Stark (Traduzione da Lorien Grant Perry)

Don Juan e don Genaro sono veramente esistiti? Mentre il peso dell’evidenza suggerisce che non siano mai state persone in carne e ossa, possiamo ancora imparare qualcosa di istruttivo sulle persone che sono state prese a modello per loro. Richard de Mille fece delle ricerche in tal senso, prima nel suo libro del 1976, Castaneda’s Journey (Il viaggio di Castaneda), e poi in The Don Juan Papers (I quaderni di don Juan), del 1980. Tredici anni dopo, Jay Courtney Fikes, partendo dalle ricerche di de Mille, riusc?ad offrire, insieme a nuovi spunti, le necessarie correzioni a de Mille nel suo libro del 1993, Carlos Castaneda, Academic Opportunism and the Psychedelic Sixties (Carlos Castaneda, Opportunismo Accademico e Gli Psichedelici Anni Sessanta).

Perch?questi ricercatori, de Mille e Fikes, erano particolarmente interessati ad esaminare il lavoro di Castaneda?

Richard de Mille, che ?stato il pi?rigoroso investigatore della questione dell’onest?letteraria di Castaneda, ?figlio del regista Cecil B. de Mille. All’inizio degli anni ?0, L. Ron Hubbard lo convinse a diventare il suo braccio destro, finch?de Mille non cominci?a sentire puzza di bruciato. Quando si convinse che Hubbard era un simulatore e che lui aveva sprecato il suo tempo a fargli da apologeta, giur?che non sarebbe mai pi? stato intrappolato da un falso guru. Con la pubblicazione del primo libro di Castaneda, de Mille pens?di trovarsi di fronte a qualcosa di genuino. Ma poi, al rifiuto di Castaneda di produrre gli appunti presi sul campo o di spiegare chiaramente alcune contraddizioni dei suoi libri, de Mille cominci?ad allarmarsi. Presto decise di incalzare senza tregua Castaneda, con l’idea di arrivare alla verit?

Jay Courtney Fikes fu ispirato a diventare antropologo dalla lettura dei primi quattro libri di Castaneda. Immaginava di poter diventare uno sciamano mentre si preparava al dottorato alla University of Michigan. Con l’aiuto del governo messicano, and?a vivere e lavorare con gli indiani Huichol. Nel corso del suo lavoro sul campo, Fikes cominci?a nutrire sospetti sull’onest? di Castaneda. "Le mie ricerche etnografiche sui rituali originari degli Huichol, e lo studio delle anomalie ‘etnografiche?che infettano il lavoro di Castaneda, mi hanno spinto a concludere che le [sue] ‘scoperte?vanno meglio interpretate come una manifestazione della cultura popolare americana degli anni ?0" che non come lavori di genuina antropologia.

Le seguenti citazioni provenienti da de Mille e da Fikes riguardano le origini della strabiliante dimostrazione di "equilibrio sciamanico" raccontata da Castaneda in Una Realt?Separata (1971)

Cominciamo dalle cascate . . .

[Richard de Mille (1976) (pagine 112-113)]:

Nell’estate del 1966 Ramón Medina mostr?a Peter Furst cosa significasse avere equilibrio. Sapendo che il suo amico antropologo mancava del potere per vedere lo stretto ponte che uno sciamano huichol deve attraversare per superare il grande abisso che separa il mondo ordinario dall’altro mondo, il curandero decise di dargli una dimostrazione concreta di equilibrio fisico in questo mondo per rappresentare l’equilibrio spirituale di quell’altro.

Ramón condusse il suo gruppo fino a una spettacolare cascata, da cui l’acqua si riversava verso valle con un salto di decine e decine di metri. Quando i suoi compagni huichol si furono seduti in semicerchio per osservare, Ramón si tolse i sandali, si volse verso le direzioni del mondo, poi balz??o vol??da una roccia all’altra con le braccia allargate, atterrando spesso a pochi centimetri dall’orlo scivoloso. Ora svaniva dietro a un masso, ora stava immobile sull’orlo della distruzione, ma n?lui n?i suoi osservatori huichol mostravano la minima preoccupazione che lui potesse cadere, mentre i visitatori californiani erano terrorizzati.

Secondo il racconto [di Castaneda], il 17 ottobre 1968 don Genaro guid?il suo gruppo alla base di un’impetuosa cascata, dove don Juan, Carlos, Nestor e Pablito si sedettero in riga ad osservare. Genaro si tolse i sandali, poi scal?i terribili 50 metri che lo separavano dalla cima, apparentemente perdendo parecchie volte la presa e afferrandosi all’aria con la punta delle dita. Raggiunta la cima, balz?sull’orlo della cascata, dove parve rimanere in piedi sull’acqua. Si appollai?l?per lungo tempo, spingendosi ogni tanto in fuori, ma soprattutto restando inspiegabilmente immobile, mentre resisteva alla corrente impetuosa. Sebbene la sua impresa terrorizzasse a morte Carlos, gli indiani che osservavano non sembravano affatto preoccupati della sua incolumit? Alla fine Genaro fece una capriola di lato e svan?dietro a un masso.

Nella primavera del 1970 Peter Furst, Direttore Associato dell’UCLA Latin American Center fin dal 1967, organizz?una serie di conferenze sull’uso rituale degli allucinogeni, durante le quali lui e Carlos Castaneda presentarono i rispettivi racconti di sciamani che davano prove di agilit?o magia sopra ad alte cascate messicane. Sebbene la versione di Castaneda vedesse gli osservatori seduti in riga in fondo alla cascata piuttosto che in semicerchio in cima ad essa, sebbene aggiungesse la levitazione e la capriola boliviana, e sebbene le rocce su cui Ramón atterrava fossero pi? facili da scorgere di quelle di Genaro (forse a causa della diversa posizione degli osservatori), Furst riconobbe il racconto di Castaneda come "sorprendente simile" al suo. In Flesh of the Gods lo riport? come nota a pi?di pagina, senza ulteriori commenti.

(p. 189-190) :

"Carlos Castaneda e io parlavamo spesso di sciamani e stregoni, e la sua profonda conoscenza di queste materie fu un grosso contributo al mio pensiero," scrisse la sua compagna di universit?Barbara Myerhoff, la cui madre le aveva saggiamente insegnato un’idea abbastanza inusuale ? che i sogni fossero reali ?e che era stata presente quel giorno del 1966 quando Ramón [Medina Silva] diede dimostrazione di equilibrio sulle cascate. La foto della Myerhoff di Ramón in posizione da uccello mostra l’ombra di una nuvola semicircolare come quella che descrive Castaneda. Gli appunti di campo del 1966 della Myerhoff contenevano altri probabili modelli di persone e di eventi narrati nei libri di Castaneda: un Pablo era pi?giovane di un Carlos; un vecchio di nome Francisco era estroso come dG; Ramón, come dG, possedeva dieci livelli di conoscenza; e gli sciamani Huichol erano poveri materialmente ma ricchi spiritualmente, proprio come i ragazzi di strada, per cui Carlos si era dispiaciuto, erano ricchi quanto lui perch?chiunque di loro poteva diventare un uomo di conoscenza. La tesi di Myerhoff sugli Huichol e il peyote fu accettata all’UCLA nel 1968.

Richard de Mille "The Don Juan Papers", 1980 (Prefazione):

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Barbara G. Myerhoff, pellegrina a Wirikuta, testimone alle cascate, guerriera nella giungla accademica, si volse allo studio della sua propria gente, dicendo: "Non sar?mai un’indiana Huichol . . . ma sar?/i> una piccola vecchia ebrea." Si sbagliava sulla seconda parte. Senza quasi una parola di avvertimento, una feroce e implacabile morte la prese a 49 anni, nel mezzo del suo lavoro, non pronta ad andarsene, una dolorosa perdita per tutti coloro che la conoscevano. Dopo aver letto l’autobiografia orale di Maria Sabina scritta da Alvaro Estrada e mettendola in contrapposizione all’eclettica impudenza del suo amico Carlos Castaneda, Myerhoff scrisse:

Le tradizioni indigene meritano di essere preservate accuratamente e rispettosamente, e devono essere distinte dai lavori di immaginazione ? ?obbligo dei letterati far s?che i resoconti scritti delle tradizioni degli illetterati siano semplicemente una registrazione ?non uno specchio di noi stessi o dei nostri bisogni e fantasie.

Richard de Mille "The Don Juan Papers", 1980 (p. 339-343):

Richard de Mille: Sente ancora qualche riluttanza a parlare di Carlos ?

Barbara G. Myerhoff: Veramente non ho mai parlato di lui in pubblico prima, soprattutto perch?l’argomento sembrava molto maturo per il dissenso e la controversia, e pensavo che quello che stava facendo fosse molto valido. Non volevo semplicemente squalificarlo.

RdeM: Sentiva un conflitto su ci?

BGM: S? tra la mia lealt?a Carlos ?e ad alcuni dei miei amici dell’UCLA che erano coinvolti con lui ?e la mia professione di antropologa.

RdeM: Che cosa le ha fatto cambiare idea?

BGM: Il suo libro, che pone l’intera faccenda sotto nuova luce. Ho cominciato a vedere Carlos come artefice di una massiccia operazione di insegnamento mezza umoristica, e ho pensato che non gli sarebbe importato se parlavo di lui, perch?penso che in realt?voglia un commento da coloro che ha preso in giro.

RdeM: Se ?cos? perch?le ci ?voluto un intero anno per venire a parlare con me?

BGM: Per molto tempo ?stato duro per me riappacificarmi con la stupidit?che sentivo per essere stata cos?ingenua, per esserci cascata completamente.

RdeM: Si ?sentita stupida.

BGM: S? e a un sacco di livelli, dal personale al professionale. Ma poi ho pensato che in realt?da Carlos ho avuto solo allegria e divertimento e, alla lunga, illuminazione, il che ?molto pi?di quanto si riceva da molte persone. Cos?ho deciso che andava bene sentirsi stupidi.

RdeM: Molte persone che ti imbrogliano non ti danno in cambio piacere e informazioni.

BGM: ?cos?

RdeM: Immagino che il suo pi?grosso imbroglio con lei fu di rifletterle indietro la storia delle cascate.

BGM: Quello fu un incidente molto interessante. Voglio dire, non mi ?mai passato per la mente che la sua descrizione di don Genaro alle cascate provasse qualcosa eccetto che io stavo facendo un buon lavoro sul campo perch?ero uscita con un’osservazione e un’interpretazione cos?simile alla sua. Quando disse, "Oh, ?proprio come don Genaro," per me fu come una conferma.

RdeM: Che cosa ne pensa adesso?

BGM: Rimane la sensazione della conferma, la sensazione che stavamo entrambi parlando della stessa seria e importante manifestazione di sciamanesimo messicano.

RdeM: Anche se la sua parte della storia fu inventata sul posto, rimane la sensazione di mutuo significato e comprensione.

BGM: S?

RdeM: Deve avere una notevole abilit?di risonanza con le cose che gli dice la gente.

BGM: Oh, s?

RdeM: Le storie che inventa si adattano perfettamente alle persone con cui sta parlando.

BGM: Sono specchi. ?successo un sacco di volte. Molte persone descrivono le loro conversazioni con Carlos, dicendo, "So esattamente ci?di cui sta parlando." Ma ciascuno ti dice qualcosa di differente, qualcosa che ?parte del suo mondo, che Carlos ha riflesso. "?totalmente sessuale," dicono, o "?tutto psicologico", o "mistico" o "sciamanico" o qualsiasi cosa in cui siano coinvolti. Le sue allegorie, le storie che racconta, sembrano convalidare chiunque.

RdeM: Paul Radin diceva che l’Imbroglione era qualsiasi cosa per qualsiasi uomo.

BGM: Esattamente. Ricorda la dedica in A Scuola dallo Stregone? "Per don Juan ?e per le due persone che condivisero con me il suo senso di tempo magico." ?completamente anonima. Chiunque avesse conosciuto Carlos negli anni ?0 poteva riconoscersi in quella dedica, e molti di loro lo fecero.

RdeM: In Castaneda’s Journey ho chiamato Carlos un uomo di Rorschach, un uomo su cui le persone proiettano il loro mondo interiore.

BGM: ?vero, e il primo giorno che ci incontrammo lui fece lo stesso con me. Gli stavo dicendo degli innaffiatori sul prato del VA hospital vicino all’UCLA. Sono di quel tipo antiquato che lancia gli spruzzi tutto attorno, scintillanti nel sole. Gli dissi che guidando lungo la freeway mi sentivo quasi attirata da essi, e allora lui me li descrisse dall’alto, nel modo in cui li aveva visti da corvo, mentre volava sopra di essi.

RdeM: Proprio dopo che l’aveva detto lei.

BGM: S? (Ridendo) Ci vedevamo un sacco verso la fine di quell’estate, perch?lavoravamo entrambi ogni giorno in biblioteca. E qui ? dove entra il mio sentimento di profonda gratitudine e affetto per lui, perch? mio padre stava morendo in modo orribile di cancro, e Carlos fu gentile con me e mi aiut?molto. Eravamo due piccole creature miserabili, penose, impotenti e confuse che si trovavano insieme in un orribile tempo e spazio.

RdeM: In che modo era gentile? La lasciava parlare di questo, e comprendeva?

BGM: Pi?di questo. Lui dava e consolava spontaneamente. Mi parlava di cose che non conoscevo. Della morte che ?"con te, al tuo fianco sulla stuoia."

RdeM: L’ha aiutata ad affrontare l’imminente morte di suo padre.

BGM: S? moltissimo. E anch’io aiutai lui. Stava lottando ?lo penso veramente. Non penso che quella parte fosse inventata. Stava lottando con l’idea, diceva, di essere in qualche modo pazzo. Continuava a dire che stava lottando contro la pazzia. Non l’ho mai visto cos?misero. Non pensava di farcela all’UCLA. Aveva perduto il suo bambino. Molti dei suoi colleghi e associati del campus erano tipi freddi, boriosi e positivisti. Lui non veniva trattato bene. Ogni giorno arrivava ansante al campus con la sua cartella, e non importa quanto fosse povero o quanto caldo facesse, indossava sempre impeccabili completi di flanella scuri a tre pezzi. Sembrava un uomo d’affari, quando tutto il giorno, ogni giorno, stava seduto dalle nove alle cinque in uno di quei piccoli scomparti della biblioteca a scrivere il suo libro.

RdeM: Ha mai avuto idea di cosa facesse per vivere?

BGM: Mi disse qualcosa. Aveva investimenti o qualcosa del genere.

RdeM: Nessun lavoro?

BGM: Penso che avesse un lavoro part-time in un progetto di ricerca per gli etnometodologisti all’Istituto Neuropsichiatrico. Ci andava spesso.

RdeM: Lei era sposata in quel periodo?

BGM: Oh s? Ma mio marito e io eravamo entrambi assorbiti dalle nostre tesi, e non ci rimaneva molto tempo per stare insieme. Carlos sembrava anche lui cos?solo e infelice e terrorizzato che trovai consolazione nella sua compagnia.

BGM: Si ?mai sentita attratta fisicamente da lui?

BGM: S? ma non nel modo solito. Non era un uomo comune. Era un folletto.

RdeM: Bene, in che modo si sentiva attratta da lui?

BGM: ?difficile metterlo in parole. Non era un semplice legame erotico uomo-donna. Era come se entrassimo insieme in una bolla di finzione e di gioco. Era un’intimit?fatta di impossibilit?e mistero. Ed era una fuga dalle prove che stavamo affrontando.

RdeM: Eravate come bambini che giocano insieme?

BGM: Uh-huh. Ci colpivamo per scherzo e ridevamo un sacco. E giocavamo anche allegramente. Avevamo una specie di onnipotente e ingrandita immagine di noi stessi, cosa di cui ridevamo anche.

RdeM: Mentre allo stesso tempo vi sentivate miserabili, infelici, impotenti?/p>

BGM: S? Continuavamo a dirci a vicenda che noi eravamo quelli seri, importanti, geniali, potenti, e che tutti quegli altri, quegli idioti che ci stavano torturando, erano i pazzi. Dicevamo che un giorno gliel’avremmo fatta vedere, e i nostri biografi avrebbero riso di loro come facevamo noi. Eravamo enormemente presuntuosi. Pu?immaginare il divertimento quando ci incontrammo anni dopo e ci dicemmo che questo si era avverato. In qualche modo. Pi?per lui che per me, ovviamente. Ma esultavamo per la parziale realizzazione della nostra visione infantile di onnipotenza. Per allora ci eravamo entrambi laureati e avevamo pubblicato i nostri libri.

RdeM: Quando ha visto per la prima volta il manoscritto di A Scuola dallo Stregone?

BGM: Quell’agosto. Era cos?disgustato dal libro che minacciava di bruciarlo. Me lo portai a casa per alcuni giorni e gli dissi che l’avrei ciclostilato e me ne sarei tenuta una copia. Avevo paura che lo distruggesse veramente. Lo esaminavamo insieme in continuazione. Mi ricordo che gli dicevo che non aveva senso metterci quell’orribile "Analisi Strutturale". E il termine "stregone", di cui sentivo che faceva un cattivo uso. E "Yaqui", per il quale non sembravano esserci giustificazioni culturali. E non mi piaceva il nome "don Juan", che pensavo fosse troppo simile al prototipo letterario, creando quindi confusione. Volevo che intitolasse il libro Un Sentiero con un Cuore, e che lasciasse fuori "stregone" e "Yaqui". Discutevamo continuamente di queste cose, ma lui and?avanti e fece tutto a modo suo. Penso che la storia abbia dimostrato giuste le mie critiche, ma questa ?un’altra storia. Comunque, fu l’inizio di una lunga e curiosa amicizia. In seguito continuammo ad avere sporadici e intensi incontri ogni sei mesi o gi?di l? e parlavamo tutto il giorno o tutta la notte.

(pagina 333)

La figura centrale della religione huichol ?il mara? akame, o prete-sciamano, e il mara?akame pi?conosciuto fuori dal suo ambiente ?Ramón Medina Silva, i cui insegnamenti e principi furono descritti dagli antropologi Barbara Myerhoff e Peter Furst.

La Congiura dei Brujos, parte 2